AMORE INFELICE
Piangete meco, giovanetti puri,
E voi, candide alunne dell’Amore,
Piangete meco i casi acerbi e duri.
In voi trovar io spero a mio dolore
Dolce conforto di pietoso pianto,
In voi, che in sen chiudete un gentil core.
E s’a mia nuova dur sarete tanto,
Che pianger mi negate, io certo poi
Di cor gentil non vi darò più vanto.
Per me non sorge più dai liti coi
Cinta di rose il crin la bella aurora,
E più non piovon gemme i diti suoi
Ed anco il sol men bello il capo indora
Al balzo d’oriente, e i raggi invano
Piovon sul prato che più non s’infiora
Con meco piange un mormorar lontano
Di foglie scosse là nella foresta
Ch’or tace or ricomincia a mano a mano
E si confonde all’armonia mesta
Della riviera, che tra mezzo ai sassi
Al pianto mio pur dolora e mai non resta.
Trista del mio dolor, bagnando vassi
Più teneramente e in mezzo agli arbuscelli
Ascosa Filomen pur sempre stassi;
Ma taciturni sono gli altri uccelli
Poiché cantar non sanno in altro metro
Ch’al mio dolore in parte s’affratelli;
E solo il gufo nell’oscuro e tetro
Sen della notte, col feral lamento,
par voglia ai miei sospiri tener dietro.
E tu, tu pur, Astro amoroso il sento,
Tu pur, dolente di mia sorte fella,
Mutasti il volto in triste oscuramento,
Poiché negata fummi la più bella,
Lucia, celeste forma nata in terra,
Poi in splendor a te, Venere stella.
