IL RAPPORTO CON PADRE PIO

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IL RAPPORTO CON PADRE PIO

“ La vita è una lotta dalla quale non possiamo ritrarci.”

IL RAPPORTO CON PADRE PIO

Pittore, scrittore, poeta, filosofo, ebanista, scultore, nonché primo Sindaco di Atri, Giuseppe Verdecchia ha ricoperto anche un ruolo fondamentale nell’avvio della costruzione di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, l’Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

Padre Pio desiderava realizzare il suo ospedale già dal 1940, cosa di cui era al corrente lo stesso Mussolini, che si era impegnato a far approvare una legge per finanziare l’opera. La legge in questione, però, venne rinviata più volte finché, con l’inizio del conflitto mondiale e l’entrata in guerra dell’Italia, venne definitivamente archiviata, in quanto tutte le risorse del nostro paese dovettero essere destinate allo sforzo bellico.  

Il progetto di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, quindi, si bloccò finché, al termine del conflitto, Padre Pio si attivò nuovamente per realizzarlo. A quel punto, aveva in mano il progetto esecutivo redatto nel dicembre del 1940 dall’architetto Sirio Giametta di Frattamaggiore (Napoli). Tuttavia, nel dopoguerra quest’ultimo si rivelò essere un nome poco gradito al Governo Italiano e agli alleati Americani, alla luce dei suoi legami con il Prof. Calza-Bini, preside della Facoltà di Architettura di Napoli, ma anche accademico molto vicino al regime fascista e amico diretto di Benito Mussolini. Di qui la necessità di trovare un nuovo tecnico, in grado di riprendere e rielaborare il progetto di Giametta. In questo contesto, si rivelò fondamentale il legame tra Padre Pio e il Prof. Federico D’Alfonso, già a partire dagli anni ’30 Primario di Chirurgia e Direttore Sanitario dell’Ospedale “San Liberatore” di Atri. Il Prof. D’Alfonso aveva conosciuto Padre Pio tramite un suo amico, il poeta abruzzese Alfredo Luciani, che anni prima gli aveva consigliato di rivolgersi proprio al Santo di Pietrelcina per avere un aiuto nella cura della figlia malata. La loro amicizia si era quindi protratta e consolidata nel tempo, tanto che Padre Pio era solito mandare proprio al Prof. D’Alfonso i pazienti che avevano bisogno di essere curati e operati e il Prof. D’Alfonso, a sua volta, aveva più volte soggiornato a San Giovanni Rotondo, nel convento di Padre Pio. In virtù di questo legame, Padre Pio coinvolse il Prof. D’Alfonso nel suo progetto di realizzazione dell’Ospedale, mettendolo al corrente delle sue difficoltà nel trovare un tecnico in grado di rimodulare il progetto esistente. Nel 1945 il Prof. D’Alfonso era dunque alla ricerca di persone che potessero occuparsi per conto di Padre Pio della rivisitazione del progetto di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, così da poter produrre la documentazione tecnica da presentare al Governo degli Stati Uniti e al Governo italiano per ottenere, dal primo, il finanziamento necessario a iniziare i lavori e, dal secondo, le relative autorizzazioni. Con questo obiettivo, D’Alfonso si rivolse al suo amico di lunga data Giuseppe Verdecchia, divenuto nel 1944 primo sindaco di Atri.

Giuseppe Verdecchia si rivolse inizialmente al figlio Carlo Verdecchia, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, che tuttavia in quel periodo non aveva la possibilità di assumere ulteriori incarichi essendo già impegnato nella realizzazione di un affresco in una chiesa di un paese vicino Atri e dovendosi occupare anche della moglie, gravata da problemi di salute. Nel progetto dell’Ospedale di Padre Pio venne allora coinvolto un ingegnere di Casoli di Atri, Gaetano Candelori, allora ingegnere-capo al Genio Civile di Pescara, legato alla famiglia Verdecchia da una profonda amicizia, tanto da essere stato anche padrino di Cresima di Carlo Verdecchia. Fu così che Giuseppe Verdecchia riuscì a tenere fede alla promessa fatta a Padre Pio e si trovò a essere parte attiva del primo gruppo di persone che si riunirono a Pescara, a casa del Prof. Federico D’Alfonso, partecipando di fatto ai primi Consigli di Amministrazione di Casa Sollievo della Sofferenza. Grazie alla nuova documentazione firmata dall’ing. Candelori, nel 1947 arrivarono anche le prime somme di denaro da parte del Governo degli Stati Uniti d’America e i lavori poterono finalmente iniziare.

 

La scoperta di questo importante passaggio storico nella costruzione dell’ospedale di Padre Pio, nonché nella storia di Atri e di Casoli d’Atri, è del Gruppo di Studio e Ricerche storiche coordinato dagli architetti di Foggia Dario Zingarelli e Gaetano Lombardi

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