L'AUTORE
L'AUTORE
“ Io non so pentirmi di credere nel bene, anche se mi si dimostrasse che esso è un ubia perchè in tal caso io avrei la sicurezza di non aver recato nessun danno agli altri.”
FOTO D'EPOCA
LA CARRIERA PRIMA DELL’ARTE
Giuseppe Verdecchia, si laureò il 15 agosto 1900 in Medicina Veterinaria presso la Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria di Napoli, ed esercitò per qualche anno la professione di veterinario ad Atri. Ricoprì anche la carica di Primo Cittadino a partire dal 7 luglio 1944 e fu commissario prefettizio sempre a Atri.LA NATURA ABRUZZESE COME MUSA ISPIRATRICE
Giuseppe Verdecchia fu anche un attivo poeta, filosofo e in particolare riconosciuto pittore di rilievo nazionale, storicamente citato nelle pubblicazioni ufficiali dedicate alla Storia della Pittura Italiana della prima metà del Novecento del secolo scorso. Il suo filone pittorico è dedicato principalmente al paesaggio abruzzese, definendone in modo lapidario i caratteri sociali, culturali, architettonici e di appartenenza alla propria professione di veterinario.
L’EREDITÀ CULTURALE
Il suo filone tematico fu poi sviluppato con maggiore intensità e importanza dal figlio Carlo Verdecchia, tra i più importanti pittori in assoluto della Storia della Pittura Italiana Ufficiale della prima metà del Novecento del secolo scorso. Pertanto, Giuseppe Verdecchia continua a essere tuttora un punto di riferimento importante anche per le nuove generazioni e nella Storia Culturale dell’intero Abruzzo in quanto protagonista di rilievo della Pittura Italiana.GIUSEPPE NELLA STAMPA
L’influenza dell’arte Verdecchiana sul territorio abruzzese, ripercorsa attraverso alcuni articoli di giornale che menzionano questo grande uomo.
CORRIERE DELLA SERA
25 dicembre 1927
Quattro pittori in una mostra
firmato: v. b.
«… Ma Giuseppe Verdecchia, abruzzese, ha riempito due sale di vedute e paesaggi della nativa Atri, che dal suo colle si gode una così bella vista di mare e di monti, e che possiede, fra altri pregevoli monumenti, una superba cattedrale. Questa chiesa è il tema che più spesso ricorre nelle tele pur varie del Verdecchia. La sua facciata col magnifico portale, il chiostro romanico, i quieti interni delle sagrestie ricche di preziosi politici e d’armadi barocchi, hanno un illustratore amoroso in questo artista, che dipinge lontano e appartato nel suo Abruzzo, con un animo tanto schietto e sereno».
IL GIORNALE D'ITALIA
6 settembre 1936
Una grande rassegna d’arte alla Mostra sindacale di Pescara
firmato: Luigi Antonelli
«Diverso segno ma non meno profondo, imprime ai suoi quadri Giuseppe Verdecchia di Atri, coi suoi toni grigi di mirabile effetto. Ce n’è uno, nella sala a lui dedicata, in cui le tonalità grigie del piano, delle case e del cielo raggiungono la potenza dell’infinito. Ecco un pittore che meriterebbe di figurare degnamente alla Biennale di Venezia»
IL GIORNALE D'ITALIA
agosto 1936 – XIV
Artisti alla Sindacale di Pescara
firmato: Giuseppe Bertoni
«Giuseppe Verdecchia. – E a proposito di mezzi di espressione, ed a dimostrare che essi sono tutti buoni, osservate quest’altro pittore che col D’Albenzio non ha nulla a che fare. Troverete delle risoluzioni accennate, fuse ma tutte rigorosamente comprese. Questi due pittori per vie diverse raggiungono in pieno le alte finalità dell’arte. I quadri del Verdecchia sono come velati, squisitamente suggestivi, non privi di delicatissimi contrasti, vigorosi nell’insieme. Si potrebbe definire il Verdecchia il più efficace realizzatore della tavolozza grigia. La sua «Strada soleggiata», «La Strada interna di Atri», «Il Giardino presso la Piazza» e tutti i suoi paesaggi senza eccezione sono squisite espressioni di un altro personalissimo temperamento di artista».
IL MESSAGGERO
6 settembre 1932
Prima mostra sindacale regionale d’arte dell’Abruzzo e del Molise
L’Aquila, 1922
firmato: Piero Scarpa
«… Giuseppe verdecchia, il quale nei suoi paesaggi dall’orizzonte ampio e d sìai toni giusti nei valori, specialmente se basati sui grigi, infonde un senso di tristezza che forse rispecchia l’animo che possiede, più sensibile alla contemplazione che alla letizia fugace;…».
