DISINGANNO

Non m’aspettava, no, che l’uman vita 

Fosse gaudio, dolcezza, giglio o rosa, 

Ed ogni etade nostra avventurosa,

Q ual sogno giovanile a noi l’addita; 

Ma neanche mel fingeva sì infinita 

Barca di mal, cotanto dolorosa

Nelle sue fasi, e d’aura morbosa

Sì pregna, mai non l’ebbi presentita.

Che il misero mortal si vegga ad un tratto 

Deluso d’ogni speme e d’ogni bene

Creder non volli mai a nessun patto

Per Dio! Quest’è la vita che ne viene

Da tanta speme? Così fugge ratto

Il bel sogno a cui dietro dietro il duolo tiene? 

Cruda natur, s’attiene

A mal partito chi viver procura,

E non propone al duol la sepoltura.

Impegno civile e culturale d’un protagonista
del Novecento abruzzese

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