TRISTE AVVENIRE

Che fia dolcezza a me il tuo ritorno,

che fia conforto, o zefiro, se quella,

Che primavera a me rendea più bella,

Lassù nel regno andò di fiori adorno

Di primaver più non m’è caro il giorno!
Non più mio core allegra, o rondinella,

Il tuo garrir! Io piango, o tapinella,
Coll’usignol che piange a me d’intorno

I fior che piagge, e prati e pur colline

Di color mille ingemmano ha l’erbe,

Son vista che mio cor di dolo sface.

Deh!, angioletta mia, benché divine

Sien or tue forme e a mia vista acerbe

Pur vienmi in sogno a darmi un po’ di pace.

Impegno civile e culturale d’un protagonista
del Novecento abruzzese

EVENTI

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